Oggi inizio una rubrica dedicata ai campioni che hanno segnato la mia vita. Non mi limiterò ad una ricerca di fonti in rete, ma voglio mettere per scritto soprattutto i miei ricordi. Chiunque mi legga può richiedermi un campione: se ne posseggo anche un piccolo ricordo personale, gli dedicherò una puntata. Non posso cominciare che da lui.
# 1 ABDUL QADIR JEELANI
Nato come Gary Cole, ala-pivot (Bells TN – USAl 10 febbraio 1954)
Quindi oggi hai 52 anni, Abdul, non so dove sei finito, se fai ancora parte di questa Terra e se sì, dove passi il tuo tempo. Se qualcuno lo sa, me lo dica, per favore.
Abdul arrivò in Italia, all’Eldorado Roma di Asteo, al quale si legò molto, dopo aver scritto qualche piccola pagina nella storia del NBA.
Ad esempio forse non tutti sanno che (che fa molto settimana enigmistica) i primi punti della storia dei Dallas Mavericks furono segnati da Abdul Jeelani.
L’11 ottobre del 1980, contro i San Antonio Spurs, per la prima partita della sua storia, scese in campo questa formazione:
DALLAS MAVERICKS
6 Winford Boynes, 10 Joey Hassett, 11 Abdul Jeelani, 15 Brad Davis, 17 Oliver Mack, 20 Geoff Huston, 21 Chad Kinch, 25 Tom LaGarde, 31 Richard Washington, 32 Darrel Allums, 34 Jim Spanarkel (#33), 34 Austin Carr, 42 Terry Duerod, 43 Stan Pietkewicz, 43 Monti Davis, 44 Scott Lloyd, 45 Marty Byrnes, 52 Ralph Drollinger, 53 Clarence Kea, 54 Jerome Whitehead, 54 Bill Robinzine
(Chi si ricorda del numero 53?)
I primi punti furono di Abdul.
Poi diventò famoso come “fourth quarter magic”, perché protagonista di vittorie memorabili entrando nel finale. 20 punti contro Denver solo nell’ultimo quarto, 16 contro i Bulls, 20 a N.Y. entrando a tre minuti dalla fine del terzo tempo.
Dopo poco tempo che era a Livorno fece un intervista ai Giganti del Basket dove disse: io sono il numero 1, nessuno come me. Subito la stampa, specie filo lombarda, come tutta la stampa cestistica del tempo (chi dimentica l’odiato Enrico Campana?), disse che sì, era bravo, ma non certo il migliore.
Chissà se era vero. Per me Abdul è stato il giocatore più immaginifico che abbia mai conosciuto. Era il tipo di campione per il quale uno può perdere la testa: nessuna voglia di difendere (ma se difendeva non era male affatto), semplicemente immarcabile in attacco. Una varietà di finte e di furbizie da non smettere mai di prendere appunti. Non potevi dargli un metro, perché ti massacrava con un tiro dai 4-5 metri assolutamente preciso. Se gli stavi addosso, usava il corpo del difensore come trampolino di lancio. Quando aveva voglia di vincere, era divino.
Dopo un paio d’anni a Roma, venne a Livorno, per il primo anno di A2, con Hackett e Cardaioli mister. E fu subito promozione, ed una galoppata fino al 5° posto del 83/84. Quell’anno lo scudetto lo vinse la Virtus che schierava: Roberto BRUNAMONTI Jan VAN BREDA KOLFF Marco BONAMICO Renato VILLALTA Elvis ROLLE, ed in panchina Alberto Bucci, che poi a Livorno fu l’allenatore del 89. Seconda Milano, con Mike D'ANTONI Roberto PREMIER Renzo BARIVIERA Antoine CARR Dino MENEGHIN. Terza la Torino di Scott MAY e James RAY. Anche noi avevamo gli stranieri che facevano rima: JEELANI E RESTANI, e con loro FANTOZZI, FORTI, CARERA, BOB PALEARI, MIMMO GIROLDI E GIUSTI.
Nel 1980 le mitiche figurine TOPPS avevano al 142 Maurice Lucas, Julius Erving (Slam Dunk), Abdul Jeelani – al 146 Jan Van Breda Koff, Julius Erving (Team Leader), Magic Johnson – al 147 Michael Ray Richardson, Steve Mix, Robert Parish
Insomma era uno che nelle figurine lo vedevi insieme a Doctor J, The Chief e Magic. No, non so se mi spiego.
Chi può dimenticare i derby vinti grazie a lui? E alle serate a casa sua, a Tirrenia, dove la vita che si faceva non era propriamente quella di un atleta? Aveva una moglie bellissima, Abdul, e due bambine, se non ricordo male.
E quel modo di parlare tipico, da film, lento e cavernoso, un uomo buono, mite. E il suo riscaldamento, che interrompeva cinque minuti prima dell’inizio della gara per fare una specie di stretching, che poi altro non erano che posizioni di yoga. E quella volta in Coppa, a Londra, dove c’era un campo di mattonelle (!!) e lui si rifiutò di giocare … Abdul era un jazzista del basket: potevi non capire la sua musica, poteva non piacerti, ma che fosse uno straordinario artista, nessun dubbio.
Ho trovato su un sito francese queste parole: Harvey Knuckles, un ancien d’Orthez installé aujourd’hui en France est originaire de la même ville que Jeelani et raconte : "il avait une belle maison, 2 ou 3 Mercedes. Il a perdu tout ce qu'il avait à cause de la drogue. Il est presque à la rue... ». Ma non ho capito di che periodo della sua vita si tratti.
Certo che non si faceva mancare niente, mai. E pensare che era un muslim …
In rete non ho trovato una sola foto di Jeelani a Livorno. Eccolo, comunque, il mitico n° 11.









