Silvio c’è… ma a me me lo puppa! Technorati Profile i love basket
sabato, 28 giugno 2008
Non è tanto la retrocessione del Livorno in B che mi angustia.
Ho passato la mia vita a vedere il Livo in C1 - C2 ed anche peggio. E mai, dico MAI, mi sono vergognato.

Aldo Spinelli sta riuscendo in questo. Da ragazzo ritenevo un miraggio la serie A, ma anche impossibile vergognarsi della livornesità e della società amaranto.

Spinelli oggi smentisce di aver mai avuto contatti con Monaco e Bologna per eventuali trattative di acquisto delle societa', secondo quanto pubblicato oggi dalla Gazzetta dello Sport, che riferisce di un incontro tra Spinelli e Luciano Moggi per parlare dell'acquisto del Monaco.
Nel club monegasco, secondo il quotidiano, il presidente vorrebbe l'ex dirigente juventino come dg e Donadoni in panchina.


"A Livorno sembra vicino anche l'arrivo di un nuovo direttore generale, Ermanno Pieroni, che andrebbe ad aggiungersi al nuovo direttore sportivo Francesco Ceravolo. Personaggi invischiati fino al collo con bancarotte calcistiche (Pieroni) e Moggiopoli (Ceravolo). Uno schiaffo a tutti quelli che gremivano l'Armando Picchi fieri della loro identità livornese in campo e fuori ed orgogliosi di rappresentare qualcosa di diverso nel panorama corrotto e schifoso del calcio italiano." (n.g.)
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categoria:livorno
venerdì, 27 giugno 2008


Bravo bimbo.
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categoria:basket
giovedì, 26 giugno 2008
IL FASCISMO, PIANO PIANO. 5

"Andremo fino in fondo perché questa è la strada giusta per garantire i diritti dei minori". il ministro dell'Interno non arretra di un passo sulla decisione di prendere le impronte digitali anche ai nomadi minorenni ma la sua proposta ha scatenato un coro di no, non solo dagli esponenti dell' opposizione. Dopo la bocciatura di Amos Luzzatto, ex presidente dell' Unione delle Comunità israelitiche in Italia, che la ritiene una "schedatura etnica", di "stupore e grave preoccupazione" parla l' Unicef mentre il Garante della Privacy rileva che le modalità "potrebbero coinvolgere delicati problemi di discriminazione". Il Pdl replica difendendo gli obiettivi dell' iniziativa e bollando le critiche come "una cagnara indegna".

Vi ricorda niente?
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mercoledì, 25 giugno 2008
IL FASCISMO, PIANO PIANO. 4

Questa notizia dovrebbe far saltare sulla sedia ogni persona democratica di questo paese. Sull'Ansa è apparso questo sibillino articolo e tra le sue righe una seria minaccia.

"Lo Stato, anche grazie all'uso della forza e dell'esercito, impedira' "il ripetersi di violenze" e "garantira' la legalita'" perche' se uno Stato "smette di essere tale perde anche la sua legittimazione. Noi su questo abbiamo idee chiare e procederemo sicuri verso questa direzione". Silvio Berlusconi torna a ripetere che il Governo e' disposto ad usare anche le maniere forti per contrastare le manifestazioni contro chi si oppone all'apertura di discariche "non sara' piu' consentito il cammino verso l'anarchia come era in passato. Non si puo' piu' consentire ad una minoranza di bloccare dei lavori per la societa'; e' una violenza ai cittadini, alle istituzioni, allo Stato".

Per questo motivo, continua il premier, "dobbiamo recuperare l'autorita' dello Stato e percio' useremo la forza dello Stato". Berlusconi pone sullo stesso rilievo la questione legata ai rifiuti con quella riguardante i lavori dell'Alta Velocita': "le decisioni non possono essere contrastate, lo Stato, con la forza, impedira' che ci siano ancora queste violenze". Il Cavaliere, quindi, ribadisce di avere intenzione di risolvere al piu' presto il problema della spazzatura che - osserva ancora il premier - "e' il risultato di una pura follia demagogica. Questa - sottolinea Berlusconi - e' la tragica rappresentazione dell'Italia in questo momento. Mi cade il cuore difronte alle irresponsabilita' di certi comportamenti, io comunque - conclude Berlusconi -, ho in mano soluzioni seppure in mezzo a mille difficolta'".

 

Speriamo che anche questa volta si dica "sono stato frainteso" e bla bla bla ....

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giovedì, 19 giugno 2008
Questo articolo ha suscitato in me delle belle emozioni.
Primo: avevo paura che il divino Abdul si fosse perso in qualche storiaccia;
Secondo: ma ... cazzo!?!. Quanto tempo è passato? Mi ricordo di Azim e Kareema (puppava sempre il latte) E ricordo anche Amina, donna bellissima.

"Diavolo di un Abdul. Riesci ad avere il suo numero a Racine (Wisconsin), lo trovi e lui risponde con la solita flemma: «Possiamo parlare fra due ore?». Okay, “mano di Maometto”. Il guaio è che due ore dopo il telefono squilla a vuoto e per ristabilire il contatto passano quattro giorni. Finalmente lo trovi a mezzanotte ora italiana e ti inonda di parole e di ricordi. «Scusami, ma sono appena tornato dal lavoro. La pensione? A 54 anni appena compiuti non mi posso permettere di andare in pensione, sono sempre un dipendente della Johnson Wax, l’industria che fa prodotti per pavimenti e che ha la sede principale nella mia città».
Il derby del cuore. «Una grande iniziativa, quella in programma il 30 maggio, quando mi hanno contattato ho detto sì al volo. Per rivedere Livorno, dove ho passato quattro anni bellissimi (dal 1981 al 1985) e dove ci sono tifosi speciali. Dentro di me conservo ricordi stupendi, quel periodo della mia vita non lo dimenticherò mai. Il guaio è che si è presentato un intoppo e fino a dicembre non posso riavere il passaporto...». Problemi legali, dice Abdul Jeelani con la solita voce profonda e lenta, la stessa di quando era un idolo della Libertas. (...) Inutile provare a saperne di più sui problemi legali addotti da Abdul. Quelle sue pause inconfondibili durante la conversazione sono un invito a desistere e a rispettare la privacy.
Il presente. Erano sette-otto anni che ne avevamo perso le tracce, ma Abdul Jeelani non fa alcuna fatica a colmare il vuoto temporale. «Abito sempre a Racine, sul lago Michigan - dice - e nel frattempo sono diventato nonno: mio figlio Azim ora ha 35 anni e tre bambini, lavora alla UPS - l’azienda che consegna pacchi nel mondo - non è più fisioterapista a Evanston, Illinois, ma è tornato a Racine. Mia figlia Kareema invece ha 28 anni e anche lei tre eredi. In tutto sono quattro femmine e due maschi, un bell’impegno anche per me come nonno. Io lavoro sempre alla Johnson Wax e nel tempo libero insegno basket ai ragazzini sotto i dodici anni. Mi piacerebbe poter allenare un team alle scuole primarie, di giocatori under 17, comunque mi diverto anche così. Nel frattempo ho divorziato da Amina e due anni fa ho sposato un’altra donna, Colette. Gli hobby? Faccio il nonno, insegno minibasket e guardo in televisione tantissime partite, dai college alla Nba. Sono contento che il campionato dei professionisti abbia aperto le porte ai migliori giocatori di tutto il mondo, oggi si vedono veramente dei grandi atleti. Ai miei tempi gente come Meneghin, Marzorati e Antonello Riva sarebbe stata molto competitiva anche nella Nba, purtroppo quello era un discorso chiuso per i non americani».
I ricordi. Gli parli di Livorno e il rubinetto di Abdul Jeelani diventa una cascata: «Digitando su Google le parole basket e Livorno ho saputo che l’ingegner Boris e Giancarlo Primo sono morti, e mi dispiace molto. Anch’io nel 2004 ho perso la madre, un grande dolore. E i fratelli D’Alesio stanno sempre dentro il basket?». Gli rispondi che sono usciti dal giro e la voce di Abdul cambia tono. «Peccato, sono grandi persone e hanno fatto tanto. Una piazza come Livorno merita di avere dirigenti come loro». Ora poi abbiamo anche un palasport da ottomila posti...«Davvero? Bello, Livorno è una bellissima città sul mare e per il basket è una piazza storica, very special, che si meriterebbe una società forte. Bologna sarà anche la capitale di questo sport, però la Livorno che conoscevo io non era da meno. I tifosi di Livorno per me sono stati i migliori».
Gli ex compagni. Abdul Jeelani non dimentica: «Massimo Giusti lavora sempre in banca? E Fantozzi gioca ancora? E poi che fine ha fatto Mimmo Giroldi?». Avute le risposte continua a rivivere i frammenti della sua storia livornese. «Non sento Kevin Restani da una quindicina di anni, a quei tempi faceva l’allenatore in una high school di San Francisco». Esatto, è ancora così. «Io ho compiuto 54 anni a febbraio, ma il fisico risponde sempre, non mi lamento. Una cortesia: potrei avere un’altra copia del libro che celebrò il compleanno della Libertas?». L’appello è lanciato, se qualche collezionista avesse voglia di esaudire questo desiderio può farlo. Abdul Jeelani ha lasciato indirizzo e numero di telefono. Il suo legame con Livorno non si è spezzato. Non si è mai troppo lontani per non trovarsi.
(r.m. da il Tirreno, maggio 2008)

(all stars game 1982)

Grazie infinite a questo blog

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categoria:basket, aboutme, livorno
mercoledì, 18 giugno 2008
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martedì, 17 giugno 2008
IL FASCISMO, PIANO PIANO. 3

"Un provvedimento di legge a favore di tutta la collettività e che consentirà di offrire ai cittadini una risposta forte per i reati più gravi e più recenti". Così Silvio Berlusconi definisce, in una lettera al presidente del Senato Renato Schifani, l'emendamento dei senatori Berselli e Vizzini al decreto sicurezza, aggiungendo che per l'opposizione "non dovrebbe essere approvato solo perché si applicherebbe anche ad un processo nel quale sono ingiustamente e incredibilmente coinvolto".
Non per l'opposizione, ma per qualsiasi persona di buon senso. E' già grave che tu non faccia che passare processi senza avere l'onore di dimetterti o almeno auto sospenderti; ma è grave soprattutto che tu venga eletto per la quarta volta, dopo aver subito numerosi processi, molti dei quali ti hanno visto salvo solo perchè facevi questo tipo di leggi a tua misura. Cose così non succedono nemmeno in Colombia e nemmeno nella repubblica delle banane.
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categoria:storia
domenica, 15 giugno 2008
IL FASCISMO, PIANO PIANO. 2

Un tempo questo era il comportamento riservato agli ebrei, oppure ai neri americani: possiamo sperare che i CPT non diventino Auschwitz, e sperare (vedi le lotte dei sans papier in Francia) in una grande presa di coscienza dei diritti di questi uomini e donne offesi e ricattati.

Un capotreno delle Ferrovie dello Stato, in servizio sul treno espresso 1920 Palermo-Milano, ha aggredito, insultato con frasi a sfondo razzista e ferito una passeggera cittadina del Ghana, regolarmente in Italia, residente a Palermo e diretta a Parma. L' uomo, residente a Bologna, è stato denunciato dalla Polizia Ferroviaria parmense per abuso d'ufficio, violenza privata, danneggiamento, ingiurie e percosse. L'uomo, alla fermata di Reggio Emilia, aveva cominciato ad insultare la donna perché con le valigie occupava lo spazio adiacente alle porte di ingresso. Poi, dopo averle chiesto il biglietto e visto che doveva scendere a Parma, le ha scaraventato una borsa giù dal treno fermo sul binario. Recuperata la valigia, la donna è comunque riuscita a risalire sul convoglio, appena in tempo prima che ripartisse verso Parma. A quel punto il capotreno le ha prima strappato di mano il biglietto, poi l'ha schiaffeggiata, strattonata ed insultata con frasi a sfondo razzista. Una volta arrivati a Parma la donna, in evidente stato di choc, è scesa dal treno e si è trovata di fronte gli agenti della Polfer. Confrontate le versioni del dipendente Fs (che cercava di attribuire le responsabilità alla passeggera) e della donna, gli agenti si sono insospettiti e sono risaliti ai nomi delle altre persone presenti sul convoglio per raccogliere nuove testimonianze. Queste hanno confermato la versione della vittima e alla fine è scattata la denuncia.

Un avviso ai controllori di treni e autobus: se ci sono io presente, io non denuncio, io meno.
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categoria:storia, aboutme
sabato, 14 giugno 2008
Grazie ad un amico che mi ha commissionato per "Senza Soste" un articolo su Andrea Pazienza, ho avuto modo, dopo un pò di anni, di riprendere in mano tutta la sua produzione, che conservo gelosamente, e materiali ed articoli.
Andrea Pazienza moriva a Montepulciano esattamente venti anni fa, ed oggi avrebbe avuto 52 anni.
Vi propongo il mio articolo che potrete trovare su Senza Soste n° 27.

Vent’anni fa esatti, il 14 giugno del 1988, Andrea Pazienza se ne andava, lasciando senza musa la sua generazione, “quella nel ‘77 aveva vent’anni e che ora ne ha diciotto”.
Come fare a parlare ancora di “Paz”, senza unirsi al coro un po’ falso e stonato degli agiografi e dei retorici?
Su di lui è stato fatto un film, le sue opere sono state pluricitate (anche Virzì, in “Ovosodo”, saccheggia “Estate”, alcune delle tavole più belle di Paz), e poi cataloghi, ristampe, con qualcuno che lo introduce, lo ricorda (e magari si inventa, certo di farla franca), e su di lui monografie, centri
fumetto, mostre, spesso senza un vero desiderio né di ricerca storica né artistica.
Preferisco allora ricordare un viaggio a Torino con S. e F., nel 1983, con io che mi presento alla stazione con “Pertini” uscito freschissimo di stampa, e cinque ore di viaggio volate, e l’arrivo a Porta Nuova con le mascelle che ci facevano male dal ridere.
E a Torino andavamo a passare un lungo weekend come Zanardi, Petrilli e Colas, dopo esser passati
dagli anni del movimento degli studenti e delle straordinarie avventure di Pentotal di qualche anno prima, e diretti fino all’epilogo di “Pompeo”.
Paz è stato un meraviglioso interprete, nella vita come nell’arte, di quel periodo. Non so come si approccia a Pazienza un ragazzo nato dopo il 1988: ho la sensazione, e forse l’oscura gelosia, che non possa capire le infinite sfumature del suo tratto e delle sue battute.
Ma vedo che, come un classico del rock, continua ad essere amato, anche dai ragazzi di oggi: segno incontrovertibile della sua arte che resiste al tempo, “il segno di una resa invincibile”.
Ma una cosa è riguardare ora le collezioni de Il Male, Alter Alter, Frigidaire, Corto Maltese, una cosa era aspettare l’uscita in edicola, pronti a ingurgitare dozzine di modi di dire, che nel giro di poche ore diventavano il “nostro” linguaggio. Ecco, scopro un’altra paura nel ricordare Pazienza: quella di far parte di coloro che ricordano a menadito le sue battute, un po’ come in “Pacco” i cretini che ingannano l’attesa della “roba” facendosi i quiz sugli animali. La paura di far parte di un club di reduci, che Paz avrebbe schifato.

Scrive la giornalista Daniela Amenta: “Caro Paz, ora appartieni a tutti, anche a coloro che non c'erano. Fa male. Fanno male le ristampe inutili, certe pubblicazioni all'odor di squalo, la
suddivisione in parti eque del caro estinto. Fa male sentirsi tesserati di un movimento che non esiste più, analizzati come bestiole da stabulario, giudicati solo per la sequela di cazzate che abbiamo inanellato”.

Dissero invece gli amici Sparagna e Scozzari: “Prima che venga ulteriormente svilito, vilipeso, frainteso, trasformato e poi dimenticato (…) consegniamo alla memoria e allo studio di chi l'ha veramente amato e seguito, una parte, anche se infinitesima, di ciò che Andrea ha impresso sulla
carta e su di noi. È un universo di segni, idee, soluzioni, è una rivoluzione, e come tale sfugge alle qualifiche e alle targhe. Qualcuno certo lo capirà”.

Al genio non vanno eretti monumenti, “il genio va soltanto studiato.”


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categoria:aboutme
sabato, 14 giugno 2008
IL FASCISMO, PIANO PIANO. 1

Molti segnali inquietanti si stanno replicando, giorno dopo giorno. Di diversa apparente forma, ma legati da una logica precisa.
Comincio dalle notizie di oggi, segnalatemi tutto quello che credete sia un indicatore di questa deriva antidemocratica.


SICUREZZA, 2.500 SOLDATI PER PATTUGLIAMENTO CITTA'


Il ministro della Difesa e il ministro dell'Interno hanno raggiunto un'intesa su un emendamento sul ddl della sicurezza che prevede l'utilizzo per un periodo di sei mesi, rinnovabili, di 2.500 soldati per azioni di pattugliamento e perlustrazione nelle città metropolitane.

I soldati agiranno come agenti di pubblica sicurezza, sotto il coordinamento dei Prefetti.
postato da: kcjones alle ore 11:16 | Permalink | commenti (1)
categoria:storia, aboutme

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