Storie di basket
Il torneo delle contrade: Coppa Affogasanti
(1978) Fu quella una edizione di assoluto valore tecnico ed agonistico con le sei contendenti, Angiolieri, Barbicone Due Porte, Duprè , Leone e San Marco che schierarono autentici “squadroni” con i migliori giocatori italiani, reduci dal Torneo preolimpico di Edimburgo, dove gli azzurri avevano avuto la meglio sui campioni
del mondo della Jugoslavia.
Vado a memoria; nella Civetta, Alberto Ceccherini contava su Bariviera, Masini, Pieric e Franceschini.
Sandro Finetti schierava in Via del Comune Arrigoni, Valenti, Casanova, Di Nallo e Benelli.
In Pantera Lele Sensi si avvalse dell’atletismo di Carraro, Dordei e Ricci, con i laziali Tassi e Sforza a menare le danze.
A Barlucchi il manager dell’Onda, Beppe Di Ronato, aveva affidato Dino Meneghin, Zanatta, De Rossi, Zonta e Fucile.
Nel Leone accanto all’Istriciaolo Carlino Dolfi, giostravano Ossola, Cerioni, Tomassi e Grasselli.
E veniamo al San Marco. Vito Volpi, coadiuvato da Nando Chellini e Augusto Ceccherini, mi aveva messo a disposizione, insieme ai “nostri” Badini, Burroni e Verdiani, Giulio Iellini, Crippa, Bini, Quercia, Daviddi, Corno – il futuro allenatore della nazionale italiana femminile – e Vito Fabris da Forlì.
I favori del pronostico andavano tutti alla Duprè, con Due Porte e Leone in seconda battuta, ma dovevamo fare i conti con la “tratta” degli americani della Long Beach All Stars del solito McGregor. Vito pescò il giovanissimo play John Holstein della Gonzaga University e il “centrone” nero Ricky Brown, che farà poi
cose egregie a Caserta e nel Real Madrid.
Nella Duprè volò il biondo Rocky Costa, un’ala dal tiro micidiale già in forza al Barcellona che finirà poi a lavorare nelle soap opera americane, sfruttando il fisico statuario e il suo apollineo profilo.
A Siena c’erano tutti i grandi nomi del tempo da Dan Peterson a Valerio Bianchini,Sandro Gamba, Riccardo Sales, Brunetto Arrigoni, oltre ad Arceri, Bogarelli, Eleni e Campana, le “firme” più importanti dell’epoca.
Duprè in finale, come da pronostico, mentre noi approdiamo alla serata di gala solo per scarto canestri dopo aver perso con il Leone.
Nessuno aveva osato sperare nella finale. Il 27 andammo in “ritiro” con mogli e fidanzate a Brolio dove restammo a tavola fino alle cinque de la tarde. La nostra droga? Chianti, chioccioline in umido, pappardelle, arrosto misto e cinghiale alla cacciatora. Cantucci e vin santo, grappa solo per dirigenti e allenatore, anche se Fabris, che aveva “legato” come un fratello con Scansano, un paio di grappini se li scolò…
Il nostro massaggiatore, Altero “Billera” Verdiani, prima della partita mi chiamò da
parte e mi invitò “garbatamente” a limitare la sicura sconfitta in dieci-dodici punti di scarto per salvare almeno la faccia...
Ero stato assistente del Cardaioli e qualcosa avevo imparato. La zona poteva mettere in difficoltà Meneghin e anche un tiratore come Costa, che si appoggiava all’uomo un po’ come faceva George Bucci, avrebbe potuto trovare qualche ostacolo nella difesa schierata. Se poi Crippa, uno splendido manovale, difensore
indomito, e Bini avessero impacchettato il Menego si poteva reggere botta.
E così fu. Si arrivò gomito a gomito ai tre minuti finali.Iellini fu colpito al volto. Perdeva sangue dal naso e dalla bocca. Io (… ma chi ero io per tenere sul parquet in quelle condizioni l’eroe di Edimburgo?) chiamai “minuto” e gli chiesi se non fosse il caso di farsi curare in panchina.
Iello con una garza che gli gonfiava le narici e il cotone fra i denti mi fulminò “Qui si decide la partita e io non esco! Si vince, al sangue ci penso dopo.” E proprio Iellini recuperò in tuffo a metà campo il pallone decisivo, e Brown schiacciò in faccia a Meneghin la palla della vittoria.
Un tripudio con la gente di San Marco in festa in mezzo al parquet e i quattromila del palasport a spellarsi le mani dagli applausi. Angiolino Pianigiani e i fratelli Finetti avevano montato in fretta e furia quattro braccialetti, illuminando il Bivio. Aria di festa con i nostri ragazzi che ci aspettavano con un due tamburi e le bandiere al vento.
Chili di penne al sugo e le favolose bistecche del Pierini alla brace (Brown, il colosso dell’Alabama, credendo che fosse suo il vassoio che aveva davanti se le mangiò quattro. Fabris si accontentò di due, dopo aver sgominato una zuppiera di pasta per sei).
Iello entusiasta di tutto, dell’atmosfera, dell’ambiente, della gente, della contrada, aveva smesso di tamponarsi naso e bocca e chiese di acquistare qualche bistecca. Il Pierini, nel mezzo della notte, aprì la cella frigorifera al tartarugone e gli riempì la bauliera della sua fuoriserie di bistecche, E non volle una lira “scherzi? hai dato il sangue per noi!”.
Una serata indimenticabile per noi che l’abbiamo vissuta. Magari i nomi di quei campioni diranno poco ai più giovani. A quei ragazzi di venti e trent’anni che nel basket si esaltano dinanzi a Forte, Mc Intyre e al Mago Bargnani, la prima scelta della Nba. Ma la vita è bella anche dopo i 50 anni e i ricordi sono il sale della nostra esistenza. E quella è stata una stagione forse irripetibile. Ma se siete arrivati alla fine di questo articolo vuol dire che qualcosa vi ha “legati” al pezzo. E allora fate un ultimo sforzo e sentite cosa scrisse la Gazzetta dello Sport su quella finale: “Arrivare alla finale per la Duprè fu quasi un gioco da ragazzi, ma proprio
nella serata decisiva il meccanismo si inceppò e la Duprè di Meneghin e Zanatta fu sconfitta di misura dal San Marco di Iellini. Quando Marino (ndr Zanatta) uscì dal campo e vide i musi lunghi dei ragazzi di Malborghetto, rimasti afoni per scandire fino alla fine i nomi dei loro beniamini, si mise una mano nei capelli. Non avrebbe indossato più quella maglia. Era rimasto scosso. Era partito dal Nord con moglie e figlio, convinto di partecipare ad uno dei tanti tornei estivi che si fanno in giro per l’Italia, come le sagre di paese. E invece era arrivato a Siena, aveva trovato un clima da campionato di massima serie con tutti gli stress del caso. A questo quadro si aggiunge poi quasi una settimana trascorsa fra i ragazzi dell’Onda… no, niente più basket, ma provate a dire male del bianco e celeste a Zanatta!” Lui sarà per anni alla cena della Prova Generale e al Palio, così come Vito Fabris, un paio di spalle da prima fila, nella Chiocciola. Ecco quello era l’Affogasanti… ne potete andar fieri anche se lo vivete solo nei ricordi di un nonno vicino ai sessanta.
Roberto Morrocchi
Magari qualcuno non capirà bene tutto, ma se viene a Siena poi capisce ...